martedì 24 gennaio 2012

un cuore imperfetto


Non tutti hanno un cuore perfetto... lo sappiamo
A volte è ferito, straziato, consumato, svuotato ma è sempre lì che pulsa, lo senti presente, dolente ma batte ancora perchè vuole guarire e riprendersi dal suo male. Forse lo senti un po' appesantito, indurito, abbrutito ma è sempre lì. E' importante viverlo, ascoltarlo e fare proprie le sensazioni che ci dona. Solo così potrà ritornare forte come un tempo, pronto a nuove aperture. E se un giorno vorrai donarmelo l'accetterò con tutta me stessa perchè è così che va trattato.

lunedì 23 gennaio 2012

Una nuova vita

Sono diversi anni che non scrivo su questo blog e di cose nel frattempo ne sono successe nella mia vita, ma tante sono rimaste uguali se non peggiorate.
Noi omosessuali, nel frattempo, non abbiamo acquisito alcun diritto che ci riconosca come coppia, che ci dia dignità in questa società incivile e omofobica o che ci tuteli.
Ma oggi voglio parlarlare di come si vive alla fine di una lunga relazione con relativa convivenza.
Dopo aver cercato di superare il tradimento della mia compagna per non veder andare in fumo 5 anni della mia vita, dopo aver tentato di ricostruire ciò che si era spezzato, dopo che mi sono umiliata abbastanza, ho trovato la forza di dirle di andarsene a fare in culo: se non hai capito in 4 mesi se ci fosse ancora amore per me significa che non mi ami più e quindi puoi anche andartene.
Il difficile viene dopo... Devo ricominciare a vivere da sola, a non sentire più la presenza di una persona accanto, abituarti ad andare a letto e non essere abbracciata, coccolata. Convivere con una solitudine della quale avevo perso l'abitudine.
Non ho problemi economici e sto pagando un mutuo ventennale per la casa che abbiamo scelto e acquistato insieme. Mi sento sola nel mio bel castello vuoto.
E' difficile non chiudersi agli amici, rintanarsi nella propria casa a non far nulla, devo trovare la forza di ricominciare, rimmettermi in sesto e andare avanti. Speriamo di farcela.
video

venerdì 22 febbraio 2008

Ed eccoci qui, tristi, arrabbiati, avviliti...

C'è una realtà che molti non conoscono, che nemmeno immaginano, che cambia la vita di una persona e quella di una famiglia. Affrontare una malattia, rendersi conto che si è deboli, che la morte può colpirci, cambia il modo di vedere le cose. Ciò che una volta poteva essere importante oggi diventa superfluo, perchè la vita di chi ci è caro o la nostra stessa vita, sono molto più importanti del posto macchina che viene sempre occupato nel cortile, della spazzatura che il coinquilino non butta mai, delle tante minchiate alla quale ci attacchiamo come ventose per sentirci più forti e primeggiare sugli altri. Le cose che sono veramente importanti sono date per scontate. Un ti voglio bene sembra essere superfluo quando hai la persona che ami sempre accanto; un abbraccio a volte ti sembra di troppo perchè non riesci a vincere l'imbarazzo, eppure quante cose si potevano dire e non vengono mai dette perchè tanto c'è sempre tempo.

Un male, forte, bastardo, cresce dentro, ti corrode, resiste agli attacchi e incurante del dolore che si trascina, uccide. Ma non una volta. Uccide un padre, una madre, un fratello, una sorella o anche un amico e uccide chi sta attorno. Vivere come se tutto ti scorre intorno, come se fosse un film, nulla più diventa importante se non il proprio dolore e il proprio senso di vuoto.

lunedì 4 febbraio 2008

Il dramma di un uomo

Non credo che ci sia alcun commento da fare... il mittente dà molto il senso di disperazione per la perdita di tutto quello che aveva... i suoi bambini, sua moglie, la sua dignità.

Una lettera anonima da Nairobi
The Nation


"Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo. La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi accingo a fare e quindi sottrarli ad ogni colpevolezza. E in secondo luogo perché la mia identità ora come in futuro è irrilevante- potrei essere qualsiasi persona sparsa per il paese che prova ciò che provo io.Come potrete intuire dalla mia scrittura, sono un uomo colto. Sono laureato alle università di Nairobi e di Strathmore. Ho avuto il privilegio di ricevere un’istruzione in varie parti del mondo.Ho lavorato a Berlino, Stoccolma, Londra, New York e in vari altri posti. Parlo correntemente sei lingue. Ma pur con tutto quel che ho raggiunto, non ho più una ragione per vivere. Se leggendo queste parole vorrete cercarmi, andate al obitorio cittadino dove ho deciso di marcire in mezzo alla gente anonima che finisce lì. Vi spiegherò il perché con questa lettera e, come Pavlov, mi ritirerò. Questa sarà la mia unica protesta.Mr Kibaki, io la incrimino.Lei ha rubato le elezioni alle quali partecipare mi è costato sei ore di fila. Grazie alle sue azioni, la mia vita è cambiata irrevocabilmente. La storia non dimenticherà i grandi obiettivi e l’eredità che lei sarebbe stato chiamato ad onorare, e ricorderà che a causa della sua arroganza di credersi nel giusto, molte persone hanno perso la vita, la proprietà, e più di ogni altra cosa, la speranza.In nome del sangue del mio popolo, io la incrimino.Mr Odinga, presidente da me prescelto, in nome del sangue e delle lacrime del mio popolo, io la incrimino. A causa della sua amarezza, per quanto giustificata, la mia vita cambia irrevocabilmente. La cosa maggiore che ho acquisito, la mia famiglia, è morta in nome suo. Mio figlio, il mio erede, colui che porta il nome dei miei antenati, è andato in fumo prima che potesse pronunciare il mio nome o il suo: Koitalet.Le mie gemelle, Wanjiru e Sanaipei, furono trovate presso la mia casa bruciata ad Eldoret ferite e dissanguate. Mia moglie è morta con dentro di lei il seme di sei uomini, in uno stato finale di demenza e catatonia. Questo è successo in nome suo, signore. Perché lei deve ottenere la sua giustizia. Perché mia moglie apparteneva alla comunità sbagliata. Perché lei deve ottenere ciò che le spetta.Lei questo lo leggerà e non proverà nulla. Lo razionalizzerà come accettabili danni collaterali. A qualcuno tocca pur di morire per il conseguimento della giustizia, non è cosi?Keniani, in nome del sangue dei miei figli, vi incrimino tutti. Avete perso il controllo.Avete dimenticato che la nostra appartenenza etnica è qualcosa di cui abbiamo sempre scherzato mentre sbrigavamo le nostre faccende.Avete dimenticato che non era nostra abitudine combattere, ma mediare. Avete dimenticato che siamo un grande popolo costruito sulla schiena di grandi persone. Avete dimenticato che si tratta soltanto di elezioni. In nome del sangue dei miei figli, delle lacrime di mia moglie morta, delle lacrime delle vostre madri, delle lacrime che intridono le lenzuola di coloro che dormono nella pioggia, io vi incrimino".


PATRIOTANairobi

sabato 29 dicembre 2007

Meglio un figlio morto che frocio


Loredana, trans di sedicianni, si uccide con il suo foulard preferito, quello che aveva indossato tante volte, nella sua camera della Comunità di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento, dove era stata inviata dai servizi sociali di Catania dopo essere stata allontanata dalla sua famiglia per le violenze fisiche e psicologiche subite negli ultimi tempi. Una ragazza che ha avuto la sfortuna di nascere in un corpo di ragazzo che mai aveva accettato e che non sentiva suo. Una ragazza che ha anche avuto la sfortuna di nascere in un’isola che nasconde la sua arretratezza culturale dietro alla bellezza della sua terra, ma che viene palesata invece nella carenza di servizi di supporto per coloro che vivono il disagio di una vita difficile. Una terra che preferisce avere un figlio morto piuttosto che “frocio”perché le vergogne vanno nascoste; non bisogna dare scandalo. Loredana si è scontrata con l’indifferenza, la derisione e il pregiudizio invece di trovare comprensione ed aiuto. In Sicilia è difficile fare tutto: non esistono centri di ascolto per chi si affaccia al mondo omosessuale; non esistono luoghi di riferimento per le donne maltrattate (solo pochi centri per aiutare le tante donne in difficoltà); non esistono spazi vitali di crescita, confronto e relazione. Mancano i progetti, le iniziative e se ci sono non ottengono il giusto supporto. Pensare ad un telefono omosessuale come uno spazio di aiuto sembra solo un sogno utopico di alcuni che non trova la volontà per la sua realizzazione. Non dimentichiamoci che la Sicilia è una terra dove la cultura e la morale cattolica sono ben radicate e dove dovrebbe essere ben radicata la compassione che Gesù ha lasciato come sua principale eredità ma di questa compassione non è che se ne vede tanta, anzi: per chi si palesa al proprio parroco molto spesso si ritrova le porte sbattute in faccia. Loredana per la Chiesa è solo un travestito, un depravato, un invertito, un malato, che va convertito dal suo peccato. Per molti genitori essere gay, lesbiche, transessuali è una vergogna, un disonore: mostrarsi significa profanare la sacralità del silenzio, primo comandamento dell’omertà. Non ci sono diritti per gli omosessuali, siamo cittadini di serie C, serviamo solo a pagare le tasse o come bagaglio di voti da sfruttare da questo o da quell’altro partito. La morte di Loredana non deve essere sprecata: dobbiamo tenerla nella nostra memoria affinché sia un imput per chiedere con più forza i nostri diritti, ancora oggi negatici, di cittadini liberi e laici.
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