martedì 24 gennaio 2012

un cuore imperfetto


Non tutti hanno un cuore perfetto... lo sappiamo
A volte è ferito, straziato, consumato, svuotato ma è sempre lì che pulsa, lo senti presente, dolente ma batte ancora perchè vuole guarire e riprendersi dal suo male. Forse lo senti un po' appesantito, indurito, abbrutito ma è sempre lì. E' importante viverlo, ascoltarlo e fare proprie le sensazioni che ci dona. Solo così potrà ritornare forte come un tempo, pronto a nuove aperture. E se un giorno vorrai donarmelo l'accetterò con tutta me stessa perchè è così che va trattato.

lunedì 23 gennaio 2012

Una nuova vita

Sono diversi anni che non scrivo su questo blog e di cose nel frattempo ne sono successe nella mia vita, ma tante sono rimaste uguali se non peggiorate.
Noi omosessuali, nel frattempo, non abbiamo acquisito alcun diritto che ci riconosca come coppia, che ci dia dignità in questa società incivile e omofobica o che ci tuteli.
Ma oggi voglio parlarlare di come si vive alla fine di una lunga relazione con relativa convivenza.
Dopo aver cercato di superare il tradimento della mia compagna per non veder andare in fumo 5 anni della mia vita, dopo aver tentato di ricostruire ciò che si era spezzato, dopo che mi sono umiliata abbastanza, ho trovato la forza di dirle di andarsene a fare in culo: se non hai capito in 4 mesi se ci fosse ancora amore per me significa che non mi ami più e quindi puoi anche andartene.
Il difficile viene dopo... Devo ricominciare a vivere da sola, a non sentire più la presenza di una persona accanto, abituarti ad andare a letto e non essere abbracciata, coccolata. Convivere con una solitudine della quale avevo perso l'abitudine.
Non ho problemi economici e sto pagando un mutuo ventennale per la casa che abbiamo scelto e acquistato insieme. Mi sento sola nel mio bel castello vuoto.
E' difficile non chiudersi agli amici, rintanarsi nella propria casa a non far nulla, devo trovare la forza di ricominciare, rimmettermi in sesto e andare avanti. Speriamo di farcela.

venerdì 22 febbraio 2008

Ed eccoci qui, tristi, arrabbiati, avviliti...

C'è una realtà che molti non conoscono, che nemmeno immaginano, che cambia la vita di una persona e quella di una famiglia. Affrontare una malattia, rendersi conto che si è deboli, che la morte può colpirci, cambia il modo di vedere le cose. Ciò che una volta poteva essere importante oggi diventa superfluo, perchè la vita di chi ci è caro o la nostra stessa vita, sono molto più importanti del posto macchina che viene sempre occupato nel cortile, della spazzatura che il coinquilino non butta mai, delle tante minchiate alla quale ci attacchiamo come ventose per sentirci più forti e primeggiare sugli altri. Le cose che sono veramente importanti sono date per scontate. Un ti voglio bene sembra essere superfluo quando hai la persona che ami sempre accanto; un abbraccio a volte ti sembra di troppo perchè non riesci a vincere l'imbarazzo, eppure quante cose si potevano dire e non vengono mai dette perchè tanto c'è sempre tempo.

Un male, forte, bastardo, cresce dentro, ti corrode, resiste agli attacchi e incurante del dolore che si trascina, uccide. Ma non una volta. Uccide un padre, una madre, un fratello, una sorella o anche un amico e uccide chi sta attorno. Vivere come se tutto ti scorre intorno, come se fosse un film, nulla più diventa importante se non il proprio dolore e il proprio senso di vuoto.

lunedì 4 febbraio 2008

Il dramma di un uomo

Non credo che ci sia alcun commento da fare... il mittente dà molto il senso di disperazione per la perdita di tutto quello che aveva... i suoi bambini, sua moglie, la sua dignità.

Una lettera anonima da Nairobi
The Nation


"Scrivere questa lettera sarà la mia ultima azione mortale su questa terra. Ho deciso, per due ragioni, di raccogliere gli indirizzi mail delle persone preminenti che conosco e dei miei amici e mandarla da un indirizzo anonimo. La prima è risparmiar loro lo sconforto di sapere anticipatamente quel che mi accingo a fare e quindi sottrarli ad ogni colpevolezza. E in secondo luogo perché la mia identità ora come in futuro è irrilevante- potrei essere qualsiasi persona sparsa per il paese che prova ciò che provo io.Come potrete intuire dalla mia scrittura, sono un uomo colto. Sono laureato alle università di Nairobi e di Strathmore. Ho avuto il privilegio di ricevere un’istruzione in varie parti del mondo.Ho lavorato a Berlino, Stoccolma, Londra, New York e in vari altri posti. Parlo correntemente sei lingue. Ma pur con tutto quel che ho raggiunto, non ho più una ragione per vivere. Se leggendo queste parole vorrete cercarmi, andate al obitorio cittadino dove ho deciso di marcire in mezzo alla gente anonima che finisce lì. Vi spiegherò il perché con questa lettera e, come Pavlov, mi ritirerò. Questa sarà la mia unica protesta.Mr Kibaki, io la incrimino.Lei ha rubato le elezioni alle quali partecipare mi è costato sei ore di fila. Grazie alle sue azioni, la mia vita è cambiata irrevocabilmente. La storia non dimenticherà i grandi obiettivi e l’eredità che lei sarebbe stato chiamato ad onorare, e ricorderà che a causa della sua arroganza di credersi nel giusto, molte persone hanno perso la vita, la proprietà, e più di ogni altra cosa, la speranza.In nome del sangue del mio popolo, io la incrimino.Mr Odinga, presidente da me prescelto, in nome del sangue e delle lacrime del mio popolo, io la incrimino. A causa della sua amarezza, per quanto giustificata, la mia vita cambia irrevocabilmente. La cosa maggiore che ho acquisito, la mia famiglia, è morta in nome suo. Mio figlio, il mio erede, colui che porta il nome dei miei antenati, è andato in fumo prima che potesse pronunciare il mio nome o il suo: Koitalet.Le mie gemelle, Wanjiru e Sanaipei, furono trovate presso la mia casa bruciata ad Eldoret ferite e dissanguate. Mia moglie è morta con dentro di lei il seme di sei uomini, in uno stato finale di demenza e catatonia. Questo è successo in nome suo, signore. Perché lei deve ottenere la sua giustizia. Perché mia moglie apparteneva alla comunità sbagliata. Perché lei deve ottenere ciò che le spetta.Lei questo lo leggerà e non proverà nulla. Lo razionalizzerà come accettabili danni collaterali. A qualcuno tocca pur di morire per il conseguimento della giustizia, non è cosi?Keniani, in nome del sangue dei miei figli, vi incrimino tutti. Avete perso il controllo.Avete dimenticato che la nostra appartenenza etnica è qualcosa di cui abbiamo sempre scherzato mentre sbrigavamo le nostre faccende.Avete dimenticato che non era nostra abitudine combattere, ma mediare. Avete dimenticato che siamo un grande popolo costruito sulla schiena di grandi persone. Avete dimenticato che si tratta soltanto di elezioni. In nome del sangue dei miei figli, delle lacrime di mia moglie morta, delle lacrime delle vostre madri, delle lacrime che intridono le lenzuola di coloro che dormono nella pioggia, io vi incrimino".


PATRIOTANairobi

sabato 29 dicembre 2007

Meglio un figlio morto che frocio


Loredana, trans di sedicianni, si uccide con il suo foulard preferito, quello che aveva indossato tante volte, nella sua camera della Comunità di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento, dove era stata inviata dai servizi sociali di Catania dopo essere stata allontanata dalla sua famiglia per le violenze fisiche e psicologiche subite negli ultimi tempi. Una ragazza che ha avuto la sfortuna di nascere in un corpo di ragazzo che mai aveva accettato e che non sentiva suo. Una ragazza che ha anche avuto la sfortuna di nascere in un’isola che nasconde la sua arretratezza culturale dietro alla bellezza della sua terra, ma che viene palesata invece nella carenza di servizi di supporto per coloro che vivono il disagio di una vita difficile. Una terra che preferisce avere un figlio morto piuttosto che “frocio”perché le vergogne vanno nascoste; non bisogna dare scandalo. Loredana si è scontrata con l’indifferenza, la derisione e il pregiudizio invece di trovare comprensione ed aiuto. In Sicilia è difficile fare tutto: non esistono centri di ascolto per chi si affaccia al mondo omosessuale; non esistono luoghi di riferimento per le donne maltrattate (solo pochi centri per aiutare le tante donne in difficoltà); non esistono spazi vitali di crescita, confronto e relazione. Mancano i progetti, le iniziative e se ci sono non ottengono il giusto supporto. Pensare ad un telefono omosessuale come uno spazio di aiuto sembra solo un sogno utopico di alcuni che non trova la volontà per la sua realizzazione. Non dimentichiamoci che la Sicilia è una terra dove la cultura e la morale cattolica sono ben radicate e dove dovrebbe essere ben radicata la compassione che Gesù ha lasciato come sua principale eredità ma di questa compassione non è che se ne vede tanta, anzi: per chi si palesa al proprio parroco molto spesso si ritrova le porte sbattute in faccia. Loredana per la Chiesa è solo un travestito, un depravato, un invertito, un malato, che va convertito dal suo peccato. Per molti genitori essere gay, lesbiche, transessuali è una vergogna, un disonore: mostrarsi significa profanare la sacralità del silenzio, primo comandamento dell’omertà. Non ci sono diritti per gli omosessuali, siamo cittadini di serie C, serviamo solo a pagare le tasse o come bagaglio di voti da sfruttare da questo o da quell’altro partito. La morte di Loredana non deve essere sprecata: dobbiamo tenerla nella nostra memoria affinché sia un imput per chiedere con più forza i nostri diritti, ancora oggi negatici, di cittadini liberi e laici.

giovedì 20 dicembre 2007

Uccisi in Nome di Dio

Makwan Moloudzadeh, ventuno anni, è stato eseguito: Ucciso, all’insaputa di tutti, del suo legale e della sua famiglia. Condannato a morte per il reato di sodomia, commesso una sola volta quando aveva tredici anni, la sua pena era stata sospesa, almeno così aveva comunicato il ministro della Giustizia iraniano, l'Ayatollah Mahmoud Hashemi Shahroudi, manifestando l'intenzione di concedere la grazia. Infatti, la pressione creata dall’intervento di protesta di tanti uomini e donne, che nei mesi scorsi hanno fatto sentire la loro voce alle ambasciate Iraniane e ai Consolati sparsi in tutto il mondo tramite le varie associazioni che si erano mobilitate in difesa dei diritti di Makwan, aveva generato un piccolo frutto di civiltà in uno Stato che nemmeno riconosce l’esistenza degli omosessuali. Tra l’altro il tribunale era giunto alla condanna tramite un giudizio basato su delle testimonianze che in seguito erano state ritirate e tramite la confessione ottenuta sottoponendo il prigioniero a sevizie e torture. Il giudice, esercitando una sua facoltà, cioè l’affermazione di una convinzione personale che non richiede prove (elm-e qazi), si è detto certo che tra i due c’è stata penetrazione. Da qui la sentenza di morte. In Iran, la pratica più eseguita nei confronti di chi manifesta il proprio diverso orientamento sessuale è la pena di morte. Sembra, infatti, che dal 1979, anno della salita al potere, con la Rivoluzione islamica, dell'ayatollah Ruhollāh Mosavi Khomeini-Khomayni, massimo esponente religioso della comunità sciita, sono stati “ammazzate” circa 10.000 persone per atti di sodomia. DIECIMILA, lo vogliamo ripetere. Sono diecimila tra uomini e donne che sono stati impiccati o lapidati in nome di una legge divina inconcepibile. Si può essere uccisi solo perché omosessuali, per eseguire un imperativo morale, culturale o religioso? Di fronte a queste notizie non sono necessarie tante parole. Nel cuore di ognuno può esserci un angolo di memoria per chi è morto ingiustamente e forse un po’ di commozione.

martedì 20 novembre 2007

24 novembre: Insieme contro la violenza


Ne abbiamo parlato un po’ di tempo fa e continuiamo a parlarne ancora adesso: Le donne continuano ad essere maltrattate, picchiate, violentate, uccise. Rappresentano il sesso debole della comunità perché fisicamente non hanno la forza di un uomo; sono coloro che per anni, decenni, secoli sono state sottomesse all’uomo trattate come esseri inferiori, non capaci di elaborare un pensiero, un concetto, ma solo buone a fare figli, cucinare e gratificare gli istinti maschili.
Il 24 novembre però queste donne torneranno a manifestare, tutte insieme, donne lesbiche o eterosessuali, madri e figlie, occupate e disoccupate, come hanno fatto all’inizio degli anni settanta.
Alzeranno la testa e grideranno il loro “basta” alle continue violenze che non sono le singole devianze di pochi. Le bambine sono molestate, le ragazze violentate, le mogli picchiate eppure si evidenziano i singoli casi e non una tendenza che aumenta, giorno dopo giorno, eppure sembra solo un problema di ordine pubblico, di presenza di rumeni nel nostro Stato o di sicurezza delle città: è forse un ritorno all’incivile supremazia dell’uomo sulla donna? E non dimentichiamoci delle violenze subite dalle donne lesbiche per l’affermazione dell’eterosessualità come modello unico da seguire, dove l’uomo si sente il dovere di far passar un orribile momento alla malcapitata di turno per “convertirla” al sesso eterologo incurante del “no” urlato con straziante disperazione. Il 24 novembre, alle ore 14:00, si riuniranno in Piazza della Repubblica a Roma, ed insieme sfileranno per le vie centrali della città. Chiunque può unirsi a loro: si può partecipare singolarmente o tramite associazioni femminili, ma è necessaria la presenza di tante. Per avere maggiori informazioni a riguardo basta collegarsi al sito www.controviolenzadonne.org. C’è l’impegno di chi non vuol più subire in silenzio ma che vuole avere determinate garanzie per essere tutelate di fronte alla crescente violenza che sembra non placarsi. Nell’ultimi cinquanta anni la consapevolezza delle donne è cresciuta; donne che si sono laureate, e che hanno superato l’uomo laureato in numero e in qualità; donne che ricoprono cariche che erano ad appannaggio esclusivo dell’uomo. Oggi è giunto il momento di difendersi dall’aggressione dell’uomo che forse si sente usurpato.

mercoledì 7 novembre 2007

Rapporti difficili

C’è chi in famiglia, anche se lesbica dichiarata, vive un ottimo rapporto con i genitori; c’è chi lo vive con qualche difficoltà; invece c’è chi manifesta il disagio di un rapporto difficile. Chiamiamo F. una ragazza che così racconta: “Ho un rapporto pessimo con i miei genitori. Da quando sanno di me dicono cose orribili, che faccio loro schifo, che odiano la mia ragazza, che le augurano di morire, che non accetteranno mai nulla di tutto questo. Offese all'ordine del giorno. La serenità è inesistente da più di un anno ormai. All'inizio mi impedivano di vederla, ora ci hanno rinunciato ma mi rendono la vita impossibile. Scaricano su di me le loro tensioni e frustrazioni e mi danno la colpa della loro infelicità. Volevo sapere se è normale tutto questo”? Tante sono le storie di rapporti genitori - figlie lesbiche che vivono giornalmente lo scontro invece che la serenità. Genitori che tentano, con sotterfugi o con prepotenza, di impedire che le proprie figlie possano vivere le loro storie perché esulano dai sogni e dalle aspettative che avevano in loro posto. Preferiscono insultarla, denigrarla (“meglio incinta di un uomo sposato che lesbica” così le hanno detto), renderle la vita quotidiana impossibile invece che cercare di comprendere ciò che la loro figlia, amata fino al giorno prima, gli ha fatto conoscere. Eppure sanno qualcosa di lei che prima non sapevano o non volevano capire. Certamente, per ogni genitore, è difficile capire ciò che hanno giornalmente sotto gli occhi; la vedono crescere, con il tempo cambia i modi di essere e di porsi, ed ogni minimo atteggiamento, che può essere chiarificatore per tanti, per loro è solo la manifestazione della personalità della propria figlia. Ma perché dare la colpa delle loro infelicità? Magari sarebbe meglio che si evitasse di creare aspettative più grandi di quanto una figlia possa portare sulle proprie spalle; magari si potrebbe sperare che ogni figlia venga considerata un essere umano imperfetto come lo sono tutti, compresi i genitori, e che, come tale, possa decidere autonomamente ciò che vuole della propria vita basandosi solo ed esclusivamente sulla propria scala di valori formatasi con la propria esperienza e dagli insegnamenti ricevuti. Magari… ce ne sono tanti. C’è però il sogno di ogni figlia lesbica che, al momento del proprio comingout con la famiglia, si possa provare tutti insieme a confrontarsi con la nuova realtà, capire che in fin dei conti è sempre la stessa figlia e cominciare un nuovo rapporto, più aperto; ma scopriamo che non sempre è così. Tante volte si rende necessario l’allontanamento, la separazione. Speriamo che così non sia per F.. In bocca al lupo.

mercoledì 31 ottobre 2007

Quei “poveretti” che sbagliano da uomini


«Non lascio Monterosso» è stato l’annuncio fatto da Don Sante Sguotti, nella sua casa di vertino, in provincia di Vicenza. L’ex parroco del paese di Monterosso, allontanato dalla parrocchia su ordine del vescovo di Padova, perché ha dichiarato al pubblico il suo sentimento d’amore per una donna, con l’intento di iniziare una battaglia che mette in discussione la castità dei parroci ed anche perché vorrebbe vivere la sua relazione alla luce del giorno, come da lui stesso esternato nel programma televisivo di Canale 5, «Buona Domenica», del 14 ottobre. Sono uomini di Chiesa obbligati alla castità dall’abito che indossano; uomini che si spendono nell’aiutare i parrocchiani e chi bussa alla loro porta; uomini che si impongono di reprimere i propri sensi, o che almeno così dovrebbero fare, uomini che alla fine di una giornata di impegno per gli altri, si ritrovano nella solitudine della propria casa. Ma come tutti sappiamo, non tutti reprimono ciò che sentono. Tutti sanno ma pochi lo dicono. Poiché la repressione interiore è una lotta dura e difficile, la solitudine
è una brutta malattia, ecco che si viene a conoscenza di fatti di cronaca poco rassicuranti come ad esempio le storie di preti che abusano di minori, di uomini che si rivolgono a prostitute, di parroci che girano per le chat alla ricerca di rapporti occasionali, e così via. Gesù dice, al Vangelo di Matteo (Mt 19, 12), “ Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal seno della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il regno dei cieli. Chi può capire capisca”, e su questo la Chiesa Cattolica basa il Dogma della castità. Giovanni Paolo II°, all’udienza generale del 28 aprile del 1982 parlava «di una donazione ponsale di sé, al fine di ricambiare in modo speciale l’amore sponsale del Redentore; una donazione di sé, intesa come rinuncia, ma fatta soprattutto per amore»; una rinuncia che, con il tempo, non tutti sono capaci di portare avanti. Allora perché non proporre la libertà di scegliere (Dio ci ha lasciato il libero arbitrio) di essere parroci che seguono il dogma della castità e parroci che possano compiere il loro lavoro con accanto una donna che li ami e li supporti? Gesù, infatti,
parlava di “altri” che presuppone la presenza di alcuni.

lunedì 15 ottobre 2007

Matrimoni gay in Europa


Nell’attesa di una legge che legalizzi le unioni civili omosessuali, proviamo a creare una mappa che possa mostrare quanto lo Stato Italiano si trovi in arretrato rispetto al resto d’Europa. I paesi Europei che hanno già legalizzato il matrimonio omosessuale sono attualmente 3: Belgio,
Olanda e Spagna. In questi stati le coppie omosessuali hanno gli stessi diritti riconosciuti con il matrimonio delle coppie eterosessuali. In Danimarca la Chiesa Luterana ha accettato di celebrare il matrimonio omosessuale anche se, a livello giuridico, ha qualche limitazione rispetto a quello eterosessuale. In Finlandia e in Germania esiste una legge che garantisce molti dei diritti acquisiti dalle coppie eterosessuali con il matrimonio, mentre in Francia, dal 1999, sono stati creati i Pacs, Patto civile di solidarietà, un contratto tra 2 persone maggiorenni dello stesso sesso, al fine di organizzare una vita in comune. Anche il Lussemburgo ha in vigore dal 2004 la
partnership registrata che garantisce diritti simili a quelli delle coppie sposate in relazione al welfare e al fisco. In Portogallo dal 2001 sono in vigore 2 leggi che hanno disciplinato, rispettivamente, le situazioni giuridiche dell’economia comune e delleunioni di fatto. Questa ultima, a differenza dell’altra, garantisce i benefici erogati dal sistema della sicurezza sociale e pensioneal coniuge superstite. Il Civil Partnership Act, entrato in vigore nel 2005 in tutto il Regno Unito, riconosce alle coppie dello stesso sesso la possibilità di vincolarsi in un’unione registrata molto simile al matrimonio. La Repubblica Ceca, nel 2006, ha approvato una legge sulle unioni registrate. La legge regola l’inizio e la fine delle unioni registrate fra persone dello stesso sesso, concede al convivente il diritto alla reciproca assistenza, il diritto all’eredità nel caso
della morte e obbliga i partner a sostenersi finanziariamente. In Slovenia è in vigore dal 2005 una legge che garantisce alle unioni civili diritti limitati nel campo delle relazioni di proprietà e dell’eredità. Tale legge non garantisce alcun diritto di assicurazione, salute e pensionistico. In Svezia, il Parlamento, ha approvato nel 1994, la legge che regolarizza la convivenza tra omosessuali e che prevede parità di diritti e doveri come le coppie eterosessuali sposate. E’ uno
Stato pioniere della legalizzazione dell’adozione da parte degli omosessuali e sembra ormai pronta ad autorizzare i matrimoni religiosi delle coppie gay con una legge attesa per il 2008. L’Ungheria ha riconosciuto solo il diritto di proprietà alle coppie conviventi omosessuali fin dal 1996. In particolare, ogni bene acquistato nel corso della convivenza è di proprietà dei membri della coppia in proporzione al contributo dato all’acquisto. La Croazia. dal 2003, garantisce alle unioni civili alcuni diritti sull’eredità e facilitazioni finanziarie. L’Andorra, dal 2005, riconosce una registrazione civile che garantisce molti dei diritti del matrimonio civile, inclusa, per le coppie etero, l’adozione di bambini. In Islanda, dal 1996, è in vigore un istituto noto come unione omologata che riconosce la registrazione di unioni omosessuali offrendo molti dei diritti delle coppie eterosessuali unite in matrimonio. La Norvegia riconosce, dal 1993, la “convivenza registrata” mediante la Lov om registrert partnerskap. Le coppie omosessuali hanno il diritto di registrare legalmente la propria convivenza garantendosi conseguenze legali pari a quelle del matrimonio, con l’eccezione del diritto di solennizzare la convivenza in un’istituzione religiosa e il
diritto di adottare bambini congiuntamente. In Svizzera, dal 1.1.2007, è in vigore la Legge federale sull’unione domestica registrata di coppie omosessuali. I restanti paesi Europei non prevedono alcuna legislazione specifica delle unioni civili e tra questi c’è l’Italia.

sabato 6 ottobre 2007


Cara amica, caro amico,a Myanmar è in atto una violenta repressione delle manifestazioni pacifiche, che si stanno svolgendo in tutto il paese da oltre un mese. Il 25 settembre circa 300 persone sono state arrestate durante le proteste e tre monaci sono stati uccisi: uno da un colpo d'arma da fuoco e gli altri due a seguito di un pestaggio. Il giorno dopo vi sono state altre vittime, e almeno un giornalista è rimasto ucciso. Fonti non ufficiali hanno fatto sapere ad Amnesty International che oltre 50 monaci sono rimasti feriti. Le ultime notizie ricevute da Amnesty International in queste ore nonsono incoraggianti. Numerosi raid da parte della polizia stanno avendo luogo in queste ore nei monasteri buddisti di Yangon e in altre città del paese, non si conosce ancora il numero preciso dei monaci arrestati e delle persone rimaste ferite.Per scongiurare il ripetersi del bagno di sangue del 1988, quandofurono uccise circa 3000 persone, Amnesty International ha lanciato un appello alle autorità di Myanmar chiedendo loro di mettere finealle repressioni contro i dimostranti pacifici e garantire il rispetto del dirittodi manifestazione. ANCHE TU PUOI FARE QUALCOSA DI IMPORTANTE!FIRMA L'APPELLO ON-LINE A QUESTO INDIRIZZO:
http://www.amnesty.it/appelli/azioni_urgenti/Myanmar E INVIA SUBITO QUESTA E-MAIL AI TUOI AMICI CHIEDENDO LORO DI FARE ALTRETTANTO. Far sentire la nostra voce in questo momento è fondamentale. Insieme, la nostra voce può diventare più forte e salvare delle vite!

venerdì 28 settembre 2007

Viale XX settembre quale ricorrenza?




Data storicamente laica e liberale. Il 20 settembre 1870 i Bersaglieri entrarono in Roma attraverso una breccia a Porta Pia ponendo fine allo Stato della Chiesa. Altra data poco conosciuta riguarda un’altra “breccia” anzi una “non breccia” o “divieto di breccia” quella del 20 settembre 1958, quando entra in vigore la legge Merlin che decreta la chiusura delle case di tolleranza e si poneva l’obiettivo di sconfiggere il fenomeno della prostituzione.Due fatti differenti per forma ma uguali per intenti; il tentativo di sconfiggere due fenomeni radicati in una nazione di santi, poeti, eroi, navigatori, puttane e falsi moralisti, breccia e buchi di Pia, chiusi, aperti… A distanza di 137 anni per la prima, e quasi un ventennio per la seconda, non è cambiato molto; certo per questa ultima le case sono chiuse ma le battone ci sono sempre, per la gioia di qualcuno, all’aperto, tra intemperie e cieli azzurri. Invece la Breccia di Porta Pia, che segnò la fine del potere temporale dei Papi, è spesso dimenticata dalle istituzioni e dai cittadini poiché viviamo in un periodo in cui la Chiesa cattolica rivendica spazi sempre più ampi di intervento nelle faccende dello Stato italiano: Il buon pastore tedesco abbaia troppo.Cari cattolici vogliamo tornare ai tempi di Papa Pio IX, monarca assoluto, reazionario e accentratore, contrario all’unità d’Italia? Vogliamo tornare a quando lo Stato Pontificio era uno dei più illiberali d’Europa in cui i cittadini non cattolici erano privi di diritti civili? Non dimentichiamo i diktat clericali, di cattivo gusto che spesso si abbattono sui nostri rappresentanti in parlamento e confondono questi cattolici in buona fede, certamente non poveri visti i lauti guadagni mensili, da far loro dimenticare i principi fondamentali costituzionali “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato." (art. 67 Cost.). Il "Cattolico" in Parlamento non rappresenta se stesso, gli insegnamenti della chiesa, la chiesa stessa, il suo credo o dei "principi religiosi". Chiunque sieda in Parlamento rappresenta il popolo sovrano. Tutto il popolo sovrano, quindi i cattolici, i cattolici osservanti, i cattolici non osservanti, i cattolici che si sono trovati tali perchè appena nati qualcuno gli ha buttato dell'acqua sulla testa, i valdesi, i buddisti, i mussulmani, gli atei. Caro bacchettone ogni volta che attraversi viale XX settembre ricorda che la breccia fu fatta dai bersaglieri mentre la Merlin chiudeva le porte.

G.B.

Foto ricordo estate 2007


Sono tanti i fatti successi in questa estate 2007 che si accinge a terminare, eventi che hanno lasciato uno strascico di polemiche che hanno riempito le pagine di giornali e di internet; ne riportiamo di seguito una breve carrellata.

Il 27 luglio 2007 due giovani omosessuali vengono fermati a Roma, nei pressi del Colosseo, con l’accusa di atti osceni in luogo pubblico; i due dichiaravano che si stavano solo scambiando bacio appassionato, mentre i carabinieri affermavano che i due erano intenti a consumare un altro tipo di rapporto. A loro difesa si schiera l’associazione Arcigay di Roma accusando le forze dell’ordine di omofobia. In risposta a questo evento, il circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ha organizzato un sit-in intitolato “Mille baci al Colosseo” per ribadire la libertà di baciare che è indiscutibile per chi è eterosessuale; infatti il 29 luglio alle dalle ore 22.00 un numeroso numero di coppie di gay e lesbiche si sono scambiati baci appassionati davanti al noto locale Comingout.

Le Indagini con il relativo procedimento penale sono ancora in corso anche se sembra doversi concludere con un non luogo a procedere. Non si può fare a meno di notare, però, che in questa cupa epoca di tolleranze zero le forze dell'ordine vengono spesso impiegate in una ricerca di atti osceni il più delle volte gay.

Nei primi di Agosto si accendono gli animi di tanti che leggono, increduli, le offensive dichiarazioni del Sindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini; - «Pulizia etnica contro i culattoni», è questa l’affermazione incriminata che lo “sceriffo” treviggiano utilizza per dichiarare la sua lotta contro chi utilizza il parcheggio dell’ospedale locale come luogo di incontro clandestino, manifestando così tutto il suo disprezzo per chi è omosessuale. «Daremo mandato ai nostri legali di agire in giudizio contro di lui – spiega Alessandro Zan, presidente di Arcigay, «non è possibile tollerare oltre affermazioni xenofobe che ricordano le leggi razziali ed i momenti più bui della storia italiana» continua Zan. Intanto il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli ha già raccolto più di 50 querele per istigazione a delinquere, alcune delle quali provenienti dalla Germania e dalla Gran Bretagna. Alcune denuncie di privati sono pervenute direttamente alla procura di Treviso, e secondo quanto riportato dal 'Corriere del Veneto' in 21 settembre, il Sindaco sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. Il reato contestato è quello di cui all'art. 414 del codice penale, ossia l'istigazione a delinquere, perché le affermazioni «sono di per sé idonee a provocare un eccitamento, una suggestione o, comunque, essere da sprone per far sorgere o rafforzare da parte di chi ascolta un progetto criminoso nei confronti delle persone omosessuali».

Pegah Emambakhsh, la donna lesbica iraniana quarantenne, è stata scarcerata e le è stata concessa la libertà su cauzione. La giustizia britannica aveva deciso, in un primo tempo, l'espulsione e l'invio in Iran dove era certa la sua lapidazione a causa della sua manifestata omosessualità. Ricordiamo che la sua compagna è stata arrestata, torturata e condannata a morte in Iran, con la stessa accusa. Per questo Pegah era scappata in Inghilterra inoltrando la richiesta di asilo per motivi umanitari. Ci è giunta notizia che in Iran nell’ultimo mese sono stati giustiziati 20 persone per impiccagione perché omosessuali.

Il 22 settembre si è aperta l'edizione 2007 del ''Florence Queer festival'', rassegna cinematografica dedicata alla cultura queer che si concluderà il 6 ottobre. In occasione del Festival verrà inaugurata anche la mostra Queer Remix "Decenni Diversi", sulle culture gay, lesbiche e transgender a Firenze dal 1970 ad oggi. La mostra sarà aperta dal 22 settembre al 22 novembre. Per la chiusura del Festival, il 6 ottobre, Vladimir Luxuria presenterà al Saloncino della Pergola il suo spettacolo "Omaggio a Tondelli"

venerdì 21 settembre 2007

Chi sono le Drag King?



Incontriamo Sabrina Fraternale,pittrice astrattista romana, che nelle sue serate libere, dopo il proprio lavoro in una coop. Sociale con i diversamente abili, si esibisce come Drag King. Le drag King sono donne, lesbiche o transgender, che indossano abiti maschili e mettono in scena spettacoli che ironizzano sugli stereotipi maschili o interpretano dei personaggi famosi maschili, esaltandone i lati macho o maschilisti. Il fenomeno ha iniziato a guadagnare una prima fama negli anni 80 per poi svilupparsi negli anni 90 rubando un po’ di terreno alle ormai da tempo famose Drag Queens, cioè uomini che calcano il palco in abiti femminili. La preparazione dello spettacolo, il travestimento, è una parte importante affinché lo stesso riesca: è un rito dove la fase della trasformazione da donna a uomo carica la protagonista di una forza erotica che scarica sul palco; attraverso il linguaggio del corpo si deve essere capaci di attirare l’attenzione del pubblico interpretando il personaggio scelto e la canzone, cantata in play back, deve fare solo da contorno. Dietro le quinte si preparano gli abiti, si stirano le camice, si truccano i visi affinché l’aspetto, che pian piano si trasforma, piaccia a se stessi e poi allo spettatore. - Perché hai pensato di diventare una drag King? “Diciamo che mi è stato proposto di fare la Drag King; non sapevo nemmeno cosa fosse, mi è stato spiegato, sono stata attirata dalla situazione e dal contesto e così ho iniziato. Lo faccio d poco e mi da l’occasione di esprimere una parte di me che mi porto dietro da molto tempo; fin da bambina mi piaceva indossare abiti maschili e quindi travestirmi mi diverte molto e mi sembra di entrare in una parte nella quale mi sento un po’complice fin dalla nascita”. - In che tipo di locali ti esibisci? “Lo scorso anno, mi sono esibita solo una volta con il vecchio gruppo cioè al Gay Village di Roma. Con il nuovo gruppo mi sono esibita in un laboratorio occupato autogestito – ACROBAX – o al CSOA, un centro sociale di Roma. A giugno 2007 abbiamo aperto il Pride a Roma al Comingout, locale gay nei pressi del Colosseo, in collaborazione con Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Mercoledì 12 settembre 2007 siamo stati ospiti con il gruppo di cui faccio parte, le Eyes Wild Drag, di un evento promosso dall’Assessorato alle Politiche Sociali della REGIONE LAZIO, un’iniziativa si inserisce nell’ambito del “Presidio del Lazio” Centro Servizi per l’autonomia e le diverse abilità”. - Quali riscontri ha una drag king nella comunità lesbo italiana? “Personalmente non ho avuto un’esperienza diretta. Posso dire che nell’ambiente eterosessuale ho avuto un riscontro positivo; il tipo di spettacolo presentato è piaciuto molto”. - Progetti per il futuro? “Dopo il 12 settembre abbiamo in programma altre esibizioni ma ancora non ne posso parlare. Chissà che non ci si veda sullo schermo televisivo”.

martedì 4 settembre 2007

sabato 25 agosto 2007

Visibilità: si o no


Intervista a Sirka, Video Maker romana di trentatre anni che abbiamo incontrato questa estate presentandoci la preparazione del suo nuovo video-documentario sulla condizione delle lesbiche in Italia.
Da cosa nasce la tua idea di realizzare un documentario sulla visibilità lesbica in Italia?
L’idea è nata da un’esigenza di dare un colore ad un racconto che non viene mai fatto sulle difficoltà delle lesbiche italiane di viversi serenamente la loro condizione di lesbica, di definirsi tali e di integrarsi come lesbiche nella società; non essendoci una società pronta all’integrazione ogni lesbica crea le sue strategie di invisibilità che le permettono di vivere nel quotidiano, nel lavoro,in famiglia dignitosa. Un film- documentario che parla di questi espedienti che ognuna si crea per dare una parvenza di serenità.
Come pensi di realizzarlo? Parlando con le lesbiche che incontro, facendo un viaggio in Italia vorrei parlare con diverse donne, quindi documentare le loro esperienze legate soprattutto alle diverse aree geografiche in cui vivono. Penso di essere in Sicilia a settembre e mi piacerebbe tantissimo intervistare delle donne del Sud Italia e soprattutto della Sicilia. Vorrei lasciare una e-mail - sirkamove@yahoo.it - affinché chi vuole possa contattarmi per un’intervista o anche solo per scrivere una testimonianza; non è detto che deve essere un’intervista nella quale si vedano i volti perché molto spesso le donne non vogliono apparire. Per chi volesse apparire sarei anche disposta a fare un’intervista video.
Hai già contattato alcune donne lesbiche da intervistare per il documentario, che difficoltà e quali reazioni hai riscontrato? La principale difficoltà sta appunto nel non voler apparire perché quasi tutte le lesbiche che conosco sono invisibili o alla famiglia o nel lavoro o ai propri compagni politici; c’è sempre qualcosa che fa decidere di non apparire per cui anche le donne più aperte, emancipate, politicizzate che conosco spesso non vogliono mostrarsi in quanto lesbiche. Diciamo che fanno altre battaglie che mascherano quella principale.
Secondo te è un prodotto che potrà essere trasmesso sulla televisione italiana, vista la supremazia di una società eterologa che spesso censura ciò che non la asseconda? Magari fosse trasmesso nella televisione italiana. Ma questo non dipende ovviamente da me, per cui, essendo una video maker non sono abituata ad una distribuzione televisiva quanto più a festival o a serate auto gestite da vari gruppi in vari luoghi per cui mi piacerebbe tantissimo che nella televisione italiana ci fosse un angolo di visibilità anche per le lesbiche come anche per tante altre realtà sommerse.
Che difficoltà incontra una regista donna lesbica nel mondo della televisione e del cinema?
Trovare i soldi per fare le cose. Per una donna è già difficile e lo è di più per una lesbica. Infatti, in Italia, tutte le registe sono figlie di produttori, di grandi registi O di attori. Per cui la possibilità economica.

martedì 24 luglio 2007

Violenza sulle donne… prerogativa degli uomini


Negli ultimi dodici mesi sono 1 milione 150 mila le donne che hanno subito
violenza, pari al 5,4% delle donne dai 16 ai 70 anni. In particolare il 2,7% delle
donne ha subito violenza fisica, il 3,5% violenza sessuale e lo 0,3% stupri o
tentati stupri. Sono questi parti dei dati riportati nel Rapporto sulla criminalità del Ministero dell'Interno presentato nei giorni scorsi dal Viminale.
Nel 62,4% dei casi a commettere violenze fisiche è il partner. E la percentuale sale se si tratta di stupri o violenze sessuali. «Sono assolutamente sconvolto dai dati sulla violenza sulle donne» ammette il ministro dell'Interno Giuliano Amato alla presentazione del rapporto sulla criminalità in Italia. Ciò che colpisce il capo del Viminale, circa la violenza maschilista, è la assoluta «unilateralità»: «stiamo parlando di reati mai commessi nei confronti dei maschi». Un orrore «estraneo alla civiltà del mio Paese»: la maggioranza relativa degli omicidi avviene in famiglia, quasi sette milioni le donne vittime di violenza fisica e sessuali nel corso della vita, mezzo milione hanno subito uno stupro e 703mila un tentato stupro.
Sono sempre le donne ad essere vittima; il sesso debole alla quale viene ricordato di dover stare sempre un gradino più basso rispetto al maschio. Spingere, strattonare, afferrare, storcere un braccio o tirare i capelli sono i gesti d’affetto riservati alla maggioranza delle vittime di violenza fisica fino ad arrivare all’omicidio vero e proprio. E’ la storia di Hina Saleem, la pachistana di 20 anni sgozzata e sepolta nell'orto di casa, a Sarezzo, nel Bresciano, dai maschi della sua famiglia; è la storia di di Jennifer Zacconi, la ventenne veneziana incinta di nove mesi uccisa dall’uomo con il quale aveva una relazione e che sarebbe stato il padre del suo bambino che doveva nascere circa 15 giorni dopo (altra vittima innocente); è la storia di Barbara Cicioni, 33 anni all’ottavo mese di gravidanza, uccisa nella sua abitazione di Compignano, presumibilmente, dal marito. Donne sfruttate, usate, ridotte a carne da macello. Donne ancora sottomesse, ancora piccolo oggetto di divertimento di un mondo tutto fatto al maschile.

giovedì 19 luglio 2007

Gli incontri


Ma come ci si conosce tra gay? Come attirare l’attenzione di una donzella che ci piace? Come si fa a sapere se a quella tipa, che ha attratto la tua attenzione ed i tuoi sensi, piacciono le donne?
Non pensiate che sia così difficile; gli incontri sono fatti di sguardi, ammiccamenti, fugaci carezze; ma a volte capita che la tipa in questione è etero… mamma mia che figuraccia, il “radar” stavolta non ha funzionato bene.
Per evitare queste figuracce i gay amano radunarsi in locali di tendenza omosessuale, dove l’accesso è, preferibilmente, solo per gay, anche se non è esclusivo. In genere ci sono delle serate organizzate da associazioni omosessuali o, in qualche città (in particolare del centro- nord), si va in veri e propri locali gay. Non vuole essere un ghettizzarsi, isolarsi o nascondersi, ma si vuole cercare un luogo dove baciare ed abbracciare la propria compagna non sia così scandaloso. Ciò non toglie che non ci si ritrovi in una semplice pizzeria a mangiare insieme, però in questo caso si cerca di non palesare la propria “gaiatezza” per non offendere il senso morale di qualcuno, anche perché un boccone potrebbe andargli di traverso.
Un modo per conoscere le lesbiche sono i siti; qui è possibile parlare con altre donne in chat, leggere articoli, racconti, confrontarsi nei forum, a volte ci si scontra; col passare del tempo, con alcune, si diventa amiche e magari si organizza una serata in pizzeria per conoscersi ed uscire insieme.
Proviamo però a pensare quale sorpresa quando, iscrivendoci su un sito, ci si accorge di avere a disposizione un numero infinito di nick da contattare e conoscere; sembra di essere un’ape in un prato fiorito, non si sa da dove iniziare a raccogliere il nettare. Ci si posa sul primo, se ne assaggia il sapore, se ne raccoglie il frutto e, se poi non piace, si può passare al fiore accanto. Mamma mia, che cosa fantastica! Ma capita anche che una donna incomincia a piacere più di altre; ti colleghi solo per parlare con lei, la ascolti, si cerca di interessarla con gli argomenti più svariati per poi andare sempre più nel suo intimo. « Scambiamoci il numero del telefono così posso sentire la tua voce…»; è bella la sua voce, non ti sembra vero che una donna con una voce così entri dentro la tua testa, solleticando la fantasia, e lì rimane per stimolare il cuore. Non ci sono più appuntamenti in chat; adesso si passano le serate al telefono per raccontarsi della giornata di lavoro, dell’ultimo libro letto, di come si vorrebbe essere vicine, delle cose che ci piacerebbe fare con lei. Poi viene il momento del primo appuntamento… che emozione! Finalmente si guarderanno negli occhi, si vedranno in volto, che è stato immaginato in tanti modi diversi. La paura di una delusione. Chissà se oltre la mente prenderà anche il cuore; chissà se scatterà quella scintilla, se si potrà costruire un rapporto insieme; chissà se si è veramente innamorate. Forse non sono della stessa città, ma la cosa non spaventa un cuore innamorato. La prima volta può essere in un bar per un caffè, in mezzo a tanta gente per vincere l’iniziale imbarazzo. Evviva, si piacciono; decidono di rivedersi una sera a cena.
E’ così che tante di noi conoscono la donna che poi amano; forse non sempre è una relazione duratura, ma è sempre un inizio.
C’è, però, un aspetto negativo… peccato rinunciare a quel prato di bei fiori che potevano ancora essere raccolti.

mercoledì 11 luglio 2007

La consapevolezza di sé.


Fin dall’infanzia un bambino o una bambina omosessuale inizia a vivere le difficoltà del confronto con il mondo eterocentrico che li circonda. Nei film la trama protagonista è sempre la storia di amori che finiscono in un matrimonio tra un uomo ed una donna, le canzoni raccontano di amori eteri, in famiglia l'educazione è sempre rivolta ad assegnare dei ruoli ben definiti ai maschietti e alle femminucce secondo schemi predefiniti. Alle bambine sono precocemente regalate delle bambole, perchè il loro futuro sarà quello di mamme e mogli; si pensa che mostrare storie gay possa spingere un bambino verso l’omosessualità, quando invece, potrebbe educarlo al riconoscere altri stili di vita. Tutto questo potrebbe creare confusione in un bambino omosessuale che inizia a ritenere errati certi desideri e comportamenti perché non conformi a ciò che lo circonda e a ciò che gli è stato insegnato.
Confusione che riporta anche durante la sua crescita in quanto il proprio orientamento, essendo parte di ognuno, non può essere cambiato a proprio piacimento. Questa confusione ritarda la fase della consapevolezza di sé, anzi si rischia di rimanere per anni in un limbo di sensazioni senza rendersi conto di ciò che piace e che gratificherebbe le insoddisfazioni che sente e vive.
La consapevolezza di sé, infatti, può essere raggiunta a qualsiasi età; spesso si vive in solitudine i propri desideri, i sentimenti che non corrispondono a quelli dei tanti che conosciamo e frequentiamo. Non si conoscono altri con la quale confrontarsi, rapportarsi e condividere le emozioni e questo confina nella solitudine; sapere che non si è soli, che ci sono altri che vivono le stesse sensazioni, facilita l’auto accettazione e la crescita reciproca. Vivendo reprimendo il proprio orientamento, senza essere consapevole, senza accettarsi, porta ad uniformarsi al modello conosciuto di relazione e quindi ci si sposa, si possono avere perfino dei figli e vivere infelici la propria condizione.
Moltissimi, ovviamente, non riescono a reggere questa condizione per sempre e, siano essi bisessuali o omosessuali, tenderanno ad un certo punto a ricercare in ogni caso gli oggetti del loro desiderio e a vivere spesso situazioni alternative al matrimonio, alla ricerca di chi possa soddisfare i desideri nascosti. Molto spesso possono essere solo storie di sesso oppure relazioni che, per paura di far del male ai figli, alle persone amate, non avranno mai futuro e si aggiungerà altra sofferenza a quella già vissuta nella propria vita.
Essere consapevole di sé significa avere coscienza di come si è, poter esprimere i propri desideri ed essere in grado di progettare la propria esistenza in modo responsabile e autonomo. Se si volesse avere un rapporto di coppia duraturo, sarebbe necessario, prima di tutto, stare bene con se stessi e poi si potrebbe stare bene anche con gli altri.

venerdì 29 giugno 2007

L’informazione travisata


Non sempre la stampa sa mostrare l’autenticità di un evento; non trasmette le impressioni, le sensazioni, ciò che crea nella mente di ogni persona un’opinione, anzi manipola le informazioni facendo credere al lettore ciò che vero non è. Si parla di come una manifestazione pacifica, allegra e colorata, il Gay Pride, venga trasformato in una parata di oscenità. Il festoso corteo, che è partito dal piazzale Ostienze di Roma per un tragitto di 5 Km, passando davanti il Circo Massimo, il Colosseo, per finire in Pazza S. Giovanni Laterano, era composto da un fiume di gente che tra musica, balli, e colori manifestava la coerenza con il proprio modo di essere, senza nascondersi dietro ad ipocrite parvenze e sbandierando in faccia alle istituzioni i propri disagi e dissapori, con ironia e “gaiezza”.

La televisione ha mostrato solo in parte la bellezza dello spettacolo che si presentava agli occhi di chi guardava: Circa un migliaio, in un contesto di 400 mila manifestanti (almeno questa è stata la stima delle forze dell’ordine), erano i trans che si erano travestiti palesando un piacevole gusto artistico, presenti sia sui carri allestiti che in mezzo al corteo; il resto, 399 mila persone circa, era composto da uomini che portavano bandiere o cartelli, da donne che camminavano tenendosi per mano, da giovani che cantavano o che danzavano a ritmo della musica, da coppie etero che sostenevano la manifestazione insieme ai movimenti anticlericali, quelli di 'No Vat' e 'No God'; sfilano l'Arcigay e il circolo Mario Mieli, il tutto incorniciato da spettatori ai bordi delle vie e da tanta stampa che scattava foto a più non posso. Tra i carri uno in particolare va segnalato e cioè il trenino delle Famiglie Arcobaleno formato da omosessuali con i loro figli, che sono già famiglia ma che come tali non vengono riconosciute. “Il Gaypride è un corteo gioioso che si oppone alla tristezza che molti di noi hanno vissuto da piccoli", così ha commentato l’onorevole Wladimir Luxuria. Forte il colpo d’occhio a Piazza S. Giovanni dove il corteo si riunisce per ascoltare gli interventi finali degli organizzatori; i partecipanti a fatica entrano nella piazza posizionandosi sotto il palco dove l’attrice Monica Guerritore, madrina della manifestazione, da inizio agli interventi urlando siamo un milione. Poche sono le immagini andate in onda nei vari Tg nazionli che raccontano di quelle 399 mila persone che con serietà e con molta allegria hanno manifestato portando solo in evidenza le immagini che più fanno notizia senza tener presente che, nei giorni che seguirono il Gay Pride, la stampa nazionale sembra essere stata contaminata da una nuova malattia: L’oscurantismo.

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